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Resto al Sud 2.0 2026: requisiti, importi e domanda

Resto al Sud 2.0 è attivo e finanzia la nascita di nuove attività nel Mezzogiorno attraverso contributi interamente a fondo perduto. La misura si rivolge ai giovani con meno di 35 anni e prevede…

Resto al Sud 2.0 è attivo e finanzia la nascita di nuove attività nel Mezzogiorno attraverso contributi interamente a fondo perduto.

La misura si rivolge ai giovani con meno di 35 anni e prevede due possibilità:

  • un voucher fino a 40.000 euro, elevabile a 50.000 euro;
  • un contributo pari al 75% o al 70% delle spese per investimenti fino a 200.000 euro.

Non basta, però, avere meno di 35 anni o voler aprire un’attività al Sud. Il richiedente deve trovarsi in una delle condizioni lavorative previste e la nuova iniziativa deve rispettare precise regole temporali.

Vediamo quindi chi può ottenere Resto al Sud 2.0 nel 2026, quanto finanzia realmente e quali spese possono essere inserite nella domanda.

Resto al Sud 2.0 è aperto?

Sì. Al 3 agosto 2026, Resto al Sud 2.0 risulta attivo.

Le domande possono essere presentate online attraverso la piattaforma Invitalia. Non è prevista una scadenza prestabilita: si tratta di un incentivo a sportello, quindi le richieste vengono valutate in ordine cronologico fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Invitalia indica un tempo massimo di 90 giorni per l’esame della domanda, fatti salvi eventuali periodi di sospensione necessari per integrazioni o chiarimenti.

La misura dispone complessivamente di 356,4 milioni di euro. La scheda ufficiale di Resto al Sud 2.0 riporta come data di apertura il 15 ottobre 2025.

Chi può richiedere Resto al Sud 2.0 nel 2026?

Possono accedere i giovani che, alla data di avvio della nuova iniziativa, abbiano:

  • almeno 18 anni compiuti;
  • meno di 35 anni;
  • una condizione di inattività, inoccupazione o disoccupazione;
  • oppure lo status di disoccupato inserito nel Programma GOL;
  • oppure una condizione riconducibile alla categoria dei working poor.

L’espressione “under 35” significa che il richiedente non deve ancora avere compiuto 35 anni. Una persona che ha già 35 anni, quindi, non rientra nel requisito anagrafico.

La verifica della condizione lavorativa è decisiva. Per esempio, essere semplicemente alla ricerca di nuove opportunità professionali non equivale automaticamente a risultare disoccupati secondo la disciplina dell’incentivo.

Invitalia distingue, tra gli altri:

  • gli inattivi, che non lavorano, non hanno una partita IVA attiva e non ricoprono ruoli in società attive;
  • i disoccupati che hanno presentato la Dichiarazione di immediata disponibilità, nel rispetto delle ulteriori condizioni previste;
  • i working poor, ovvero lavoratori il cui reddito genera un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti.

Prima di preparare il progetto è quindi opportuno controllare quale condizione possa essere effettivamente documentata.

In quali regioni si può aprire l’attività?

L’iniziativa deve essere localizzata in una delle otto regioni ammesse:

  • Abruzzo;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Campania;
  • Molise;
  • Puglia;
  • Sardegna;
  • Sicilia.

La misura finanzia nuove attività imprenditoriali, professionali e di lavoro autonomo realizzate in questi territori.

Non bisogna confonderla con Autoimpiego Centro-Nord, che è lo strumento destinato alle regioni del Centro e del Nord Italia.

Si può partecipare con una partita IVA già aperta?

La risposta non è un semplice sì o no.

Possono presentare domanda le iniziative economiche avviate nel mese in cui viene trasmessa la richiesta oppure nel mese immediatamente precedente, purché risultino ancora inattive.

Per un’attività professionale o di lavoro autonomo, la data di avvio coincide con l’apertura della partita IVA. Per le imprese individuali e le società, invece, si considera la data di iscrizione al Registro delle imprese.

Un esempio: se la domanda viene presentata il 31 ottobre, l’iniziativa non deve essere stata avviata prima del 1° settembre dello stesso anno.

Inoltre, la partita IVA non deve essere stata movimentata, salvo alcune spese limitate e strettamente collegate alla costituzione o alla formalizzazione dell’attività.

Esiste poi una seconda verifica: nei sei mesi precedenti la domanda, il giovane non deve essere stato titolare o socio di un’attività con un codice ATECO coincidente, fino alla terza cifra, con quello della nuova iniziativa.

Questo significa che anche un’attività cessata di recente può impedire l’accesso quando opera sostanzialmente nello stesso settore.

La presenza di una partita IVA, quindi, non determina sempre l’esclusione automatica. Occorre controllare:

  1. quando è stata aperta;
  2. se è stata movimentata;
  3. il codice ATECO utilizzato;
  4. la condizione lavorativa posseduta alla data di avvio.

Quanto finanzia Resto al Sud 2.0?

La misura prevede tre livelli di agevolazione.

Programma presentatoAgevolazione
Voucher per l’avvioFino a 40.000 euro
Voucher con maggiorazioneFino a 50.000 euro
Investimento fino a 120.000 euro75% a fondo perduto
Investimento superiore a 120.000 e fino a 200.000 euro70% a fondo perduto

Il voucher può essere elevato da 40.000 a 50.000 euro se viene richiesta la maggiorazione e ricorre almeno una delle condizioni previste.

In particolare, la maggiorazione può essere riconosciuta quando almeno il 20% delle spese ammesse riguarda beni o servizi innovativi, digitali, ecosostenibili o destinati al risparmio energetico.

Può essere ottenuta anche attraverso determinate consulenze tecnico-specialistiche erogate da enti del Terzo settore iscritti al RUNTS.

Le condizioni complete sono riportate nella pagina Invitalia dedicata alle agevolazioni.

Alcuni esempi di contributo

Ecco quanto può valere concretamente l’agevolazione:

Spese ammissibiliPercentualeFondo perdutoQuota non coperta
80.000 euro75%60.000 euro20.000 euro
120.000 euro75%90.000 euro30.000 euro
160.000 euro70%112.000 euro48.000 euro
200.000 euro70%140.000 euro60.000 euro

Il passaggio da 120.000 a oltre 120.000 euro riduce l’intensità dell’aiuto dal 75% al 70% sull’intero programma.

Per questo motivo non è sempre conveniente aumentare il piano di spesa. Un investimento più grande ha senso soltanto se le spese aggiuntive sono realmente necessarie e sostenibili.

Quali attività possono essere finanziate?

Resto al Sud 2.0 può sostenere nuove iniziative nei settori:

  • industria e artigianato;
  • trasformazione di prodotti agricoli, della pesca e dell’acquacoltura;
  • servizi alle persone e alle imprese;
  • turismo;
  • commercio;
  • attività libero-professionali individuali o societarie.

Sono invece escluse le attività di produzione primaria nei comparti dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura.

È quindi possibile finanziare, per esempio, un laboratorio artigianale, un’attività turistica, un negozio, una società di servizi, uno studio professionale o una nuova iniziativa digitale, se il progetto e il proponente rispettano tutte le condizioni della misura.

Quali sono le spese ammissibili?

Tra le principali spese finanziabili rientrano:

  • macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi;
  • licenze e programmi informatici;
  • sviluppo di software, applicazioni e piattaforme digitali;
  • progettazione di portali web promozionali;
  • sviluppo del visual brand e del digital brand;
  • ideazione e realizzazione di marchi;
  • acquisizione di competenze per prodotti, servizi o processi tecnologici;
  • determinate consulenze tecnico-specialistiche;
  • opere di ristrutturazione e manutenzione straordinaria.

Le opere edili sono ammesse solamente per i programmi di investimento, non per il voucher, e non possono superare il 50% delle spese ammesse.

Anche l’acquisto di un automezzo può essere finanziato, ma solo quando il mezzo è strettamente necessario per produrre i beni o fornire i servizi previsti dal progetto. Un veicolo può essere coerente, per esempio, per un’impresa edile, di pulizie o di ristorazione ambulante; generalmente non lo è per una consulenza o una libera professione.

Tutti i beni acquistati devono essere nuovi di fabbrica. L’IVA può essere agevolabile soltanto quando non è recuperabile, come può accadere per un contribuente in regime forfettario.

L’elenco ufficiale è disponibile nella pagina sulle spese ammissibili di Resto al Sud 2.0.

Quali spese non vengono finanziate?

Non sono ammissibili:

  • acquisto di terreni o immobili;
  • beni usati;
  • materie prime e semilavorati;
  • stipendi e altre spese per il personale;
  • affitti;
  • utenze;
  • leasing;
  • consulenze legali, fiscali e tributarie;
  • consulenze utilizzate per preparare la domanda di agevolazione;
  • costi ordinari di gestione.

Un errore frequente consiste nel costruire il progetto come se l’incentivo coprisse anche la liquidità necessaria per i primi mesi di attività.

Resto al Sud 2.0 finanzia principalmente investimenti. Canoni di locazione, bollette, personale e materie prime devono essere sostenuti con risorse diverse.

Le spese possono essere sostenute prima della domanda?

No. Sono ammissibili solamente le spese documentate da titoli con data successiva alla presentazione della domanda.

Ordinare un macchinario, versare un acconto o farsi emettere una fattura troppo presto può rendere la spesa non finanziabile.

È quindi consigliabile ottenere preventivi dettagliati, ma attendere l’invio della domanda prima di assumere impegni di spesa.

Bisogna anticipare tutto il denaro?

Non necessariamente, ma il contributo non deve essere considerato come denaro immediatamente disponibile al momento dell’approvazione.

Le agevolazioni vengono erogate attraverso uno stato di avanzamento lavori, o SAL, e il saldo finale. Il primo SAL può essere richiesto dopo almeno tre mesi dal provvedimento di ammissione e deve comprendere una quota compresa tra il 30% e il 70% delle spese ammesse.

Con un conto corrente dedicato, nel primo SAL di Resto al Sud 2.0 possono essere presentate anche fatture non ancora pagate. Al momento del saldo, tuttavia, tutte le spese devono risultare quietanzate.

È possibile utilizzare anche un conto vincolato presso una banca aderente: in questo caso i fornitori vengono pagati dalla banca dopo le verifiche di Invitalia.

Resta comunque necessario disporre della quota di investimento non coperta dal contributo, dell’eventuale IVA dovuta e di sufficiente liquidità per le spese escluse. Le modalità sono spiegate nelle FAQ ufficiali su erogazione e rendicontazione.

Come si presenta la domanda?

La richiesta deve essere inviata attraverso l’area personale di Invitalia.

Per accedere e completare la procedura servono:

  • SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi;
  • firma digitale;
  • PEC;
  • piano d’impresa;
  • preventivi relativi alle spese;
  • modulistica prevista per il voucher o per il programma di investimento.

La domanda può essere compilata anche con l’aiuto di un delegato, ma l’invio deve essere effettuato dal titolare o dal legale rappresentante dell’iniziativa.

Non esiste una graduatoria con una data finale: le domande vengono esaminate secondo l’ordine di presentazione. Questo rende importante arrivare alla compilazione con il progetto, i preventivi e la struttura finanziaria già definiti.

Tre controlli da fare prima di presentare la domanda

Prima di iniziare la procedura è utile rispondere a queste tre domande.

1. Il richiedente possiede davvero il requisito lavorativo?

L’età non è sufficiente. Bisogna documentare una condizione ammessa: inattività, inoccupazione, disoccupazione, partecipazione al Programma GOL o working poor.

2. Il progetto dispone della liquidità necessaria?

Il contributo può coprire una parte molto rilevante dell’investimento, ma non finanzia affitti, personale, utenze e capitale circolante. Inoltre, la quota non coperta rimane a carico del beneficiario.

3. Le spese sono coerenti con l’attività?

Non è sufficiente che un bene rientri formalmente in una categoria ammissibile. Deve essere anche necessario e proporzionato rispetto al modello di business presentato.

Un piano composto da attrezzature costose ma privo di una spiegazione credibile su clienti, prezzi, vendite e sostenibilità economica rischia di non superare la valutazione.

Resto al Sud 2.0 conviene davvero?

Può essere uno strumento molto interessante per un under 35 che vuole avviare una nuova attività nel Mezzogiorno, soprattutto perché l’agevolazione è interamente a fondo perduto.

La percentuale di contributo, però, non dovrebbe essere l’unico criterio di scelta. Prima di presentare la domanda bisogna verificare:

  • possesso dei requisiti personali;
  • data corretta di avvio dell’iniziativa;
  • codice ATECO;
  • ammissibilità delle singole spese;
  • quota finanziaria a carico del beneficiario;
  • liquidità necessaria per i costi non coperti;
  • sostenibilità dell’attività dopo la conclusione del progetto.

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Articolo aggiornato al 3 agosto 2026. Prima di presentare la domanda è necessario verificare eventuali aggiornamenti, disponibilità finanziarie e disposizioni operative pubblicate da Invitalia.